Motobefana da Vignate a Rivolta - Millenovecentoventuno

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Motobefana da Vignate a Rivolta

I racconti dei nostri viaggi > I nostri viaggi del 2014
Come sempre il Millenovecentoventuno preferisce la schiettezza e la familiarità della Motobefana di Rivolta d’Adda, piuttosto che i numeri altisonanti ma un po’ più freddi di manifestazione più importanti e blasonate.
Quest’anno, il luogo di ritrovo e di partenza è l’oratorio di Vignate, e noi siamo stati i primi ad entrarvi al mattino. È una giornata quasi primaverile, l’asfalto è ancora inumidito dalle piogge dei giorni precedenti,ma un tiepido sole brilla, il cielo è limpido e alle otto e mezza la temperatura non scende sotto i sei o sette gradi, se pensiamo che è appena il sei di gennaio…
Ad accoglierci Graziano, un mio vecchio amico che quest’anno ha deciso di presentarsi in sella a una Gold Wing 1000, una quarantenne messa male che lo faceva bestemmiare non poco.
Al nostro arrivo purtroppo apprendiamo che l’amico motociclista e presidente del Motoclub Gessate Ambrogio Mantegazza, una notizia che compromette un po’ l’allegria della giornata.
Lì a Vignate come sempre, si unisco a noi del Club Enrico su V Strom e i due dentisti Simo e Mando. Noi siamo già un bel gruppetto, ma poi arrivano anche gli amici di Pandino e un sacco di Harleysti. Facciamo colazione, chiacchieriamo un po’ e poi ci spostiamo verso la chiesa dove avrò il mio bel da fare a schivare la benedizione perché io sono convinto che se venissi colpito sulla pelata con l’acqua santa, correrei il forte rischio che poi che mi crescesse una capigliatura in feltro in stile Silvio!
Prendiamo la via di Rivolta, pian piano, in corteo, in mezzo a quell’odore di scarico e, talvolta di olio bruciato, ma muoversi in un corteo di motociclette abbastanza numeroso, è sempre emozionante. Devo dire però, che la cosa più divertente è stata vedere salire Simone Siadov nel sidecar perché, nonostante il suo fisico da “Pupo”, sembrava un bradipo con la sciatica!
Arriviamo alla Casa di Riposo quando gli altri amici del Millenovecentoventuno sono già lì da un po’. Approfittiamo del rinfresco che le sorelle dello Spinelli ci hanno preparato e facciamo quattro chiacchiere. Io e Andrea Camion cerchiamo di ubriacarci con la spuma nera, ma dopo mezza bottiglia, abbiamo capito subito che sarebbe stato difficile. Dentro fa un caldo pazzesco e con gli abiti tecnici è una vera tortura così mi sacrifico per andare a riservare qualche tavolo dal Santo. A dire il vero avevano finito lo spumante e la cameriera e entrata con circospezione nel vicino supermercato per prenderne qualche bottiglia.
Andrea Camino può finalmente disintossicarsi dalla dolce bevanda analcolica del ricovero con una terapia intensiva a base di Campari e noi siamo costretti a degustare un po’ di spumante.
Rimontiamo in sella e ci portiamo a pochi chilometri di distanza alla Trattoria dei Cacciatori, siamo un bel po’, una quarantina, non male! Nel parcheggio lo spumante del Santo fa effetto e faccio provare a Simone l’ebbrezza di uno zero a tutto burn-out su un sidecar mosso da un prepotente “Bicilindrico Lariano”.
Come sempre facciamo la nostra sana mangiata, alla buona, ma onesta, tra scherzi battute ecc. Il tempo vola e in un attimo arriva il momento di ritornare a casa, non prima di fare visita però all’Hemingway per spararci una grappetta offerta dal vicepresidente. Tutto questo però ad alcuni di noi non basta e così ci troviamo ancora in quattro a casa mia per un’ultima fetta di panettone e un paio di bottigliette di passito. Alla sera avevo un pochino di mal di testa, ma ho passato una giornata davvero divertente.

Marco

GRAZIE MAMMA CHE MI HAI FATTO GUZZISTA!
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