Aquile a spasso - Millenovecentoventuno

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Aquile a spasso

I racconti dei nostri viaggi > I nostri viaggi del 2014
L’invito da parte di Leonardo a partecipare al loro celeberrimo raduno in Val di Sieve, mi è arrivato da una decina di giorni e se fino a quella data ci pensavo un po’ distrattamente, con questo simpatico invito la voglia di prendere e partire si è fatta sempre più insistente. Di contro però ci sono dei segnali che ci dicono: “Lascia perdere!” Il mercoledì, sposto il sidecar e sembra che una ruota salti. Forse è soggezione, ma quando riprovo a spingerlo all’indietro, la sensazione che una ruota salti è netta, così, al giovedì mattina, vado al lavoro con la Bsonta. Le ruote sembra vadano bene e del problema che mi sembrava di avere riscontato alla sera, nemmeno l’ombra, ma quando arrivo alla rotonda di Pioltello e cerco di scalare mi rendo conto che il pedalone del cambio gira a vuoto. La riparazione è semplice, basta rimettere a posto il comando sul millerighe del cambio e riavvitare il tutto, ma questo è il secondo segnale! Al mio rientro alla sera, Maria mi dice che ha preso una tachipirina perché aveva qualche linea di febbre. Questo è il terzo segnale e allora le dico: “È meglio se restiamo a casa!” Non lo avessi mai detto! La Sgionfadura mi ha cazziato di brutto e mi ha detto: “Se pensi che due linee di febbre mi possano fermare, non mi conosci ancora!” Lo sapevo bene che non l’avrei mai convinta!
Al mattino della partenza il tempo è una bellezza, non piove ma il sole non cuoce e si può viaggiare tranquillamente. Per mezzogiorno facciamo una sosta veloce all’ombra di alcuni grossi e sbraniamo un po’ di pane e salume, ma stavolta evitiamo il vino!
Riprendiamo il cammino poco dopo mezzogiorno e le nostre Guzzone ci portano in breve fino a Barberino dove possiamo finalmente uscire dall’autostrada per poterci tuffare in quelle meravigliose strade che dal Mugello ci accompagneranno fino alla nostra meta.
Ci fermiamo a salutare gli amici al raduno, facciamo l’iscrizione un po’ in fretta e poi andiamo a cercare il nostro BºB, abbiamo voglia di riposare un po’, prima della lunga serata. Trovare il “Country Room Il Moro” è stato un attimo… se non avessi telefonato adesso saremmo a spasso per le Alpi Apuane come tre pirla!
Il BºB è davvero carino, un casale ristrutturato mantenendone il carattere colonico, incastonato tra filari di vite e olivi e i titolari ci accolgono con grande disponibilità e simpatia.
Il tempo di fare una doccia e di smaltire le pratiche e ci riportiamo al Trebbio, dove si svolge il raduno, per la “pizzata” del venerdì. Pochi ma buoni! Le previsioni meteo no proprio eccellenti hanno fatto selezione, infatti la stragrande maggioranza dei partecipanti erano Guzzisti, qualche Biemvuista e pochissimi cagariso, selezione naturale!!! Le pizze tardano ad arrivare e così ci aiutano a riempire quel buchino nello stomaco con un po’ di “Coccolini” che non sono altro che pasta del pane appallottolata, fatta friggere e salata superficialmente. Non se erano tanto buoni o se è stato per la fame e la birra bevuta, ma appena arrivavano in tavola, sparivano in un batter d’occhio!
D’improvviso la serata si anima ed arrivano un numeroso gruppo di Guzzisti emiliani che hanno movimentato la serata con brindisi, battute e tanta allegria, d’altra parte, i guzzisti sono sempre allegri!!!
È davvero una serata stupenda, ma per noi è tardi e lasciamo i baldi giovini a divertirsi e facciamo rientro al BºB, ma sulla strada che attraversa un piccolo tratto di bosco siamo costretti a una sosta: una cinghi alona coi cuccioli sta passeggiando allegramente e non ci va di disturbarla. Aspettiamo che si decida a tornare tra i rovi e possiamo finalmente inserire di nuovo la prima e portare la nostra stanchezza a letto!
Al sabato mattino, al nostro risveglio il cielo è coperto e io non posso fare a meno di dare un’occhiata a “Il meteo.it” , acqua! Ci prepariamo di conseguenza e Maria indossa da subito il suo tutone Teletubbies. Ci troviamo al Trebbio e come sempre siamo in lieve ritardo ma i nostri amici toscani ci hanno aspettato. Partiamo per il motogiro che quest’anno sarà più breve ed il tempo ancora tiene. Percorriamo bellissime strade contornate dallo stupendo scenario di uliveti e vigne fino a raggiungere il Frantoio Pasquini a Reggello. Ci accolgono con grande simpatia e ci illustrano le varie fasi di lavorazione delle olive scherzando e prendendo in giro degli amici liguri che nell’arte di produrre olio sono chiaramente diretti concorrenti dei toscani. Alla fine di un breve percorso didattico ci possiamo tuffare sulle abbondanti libagioni che hanno preparato per noi. Non mancava nulla, dalle panzanelle alle bruschette, dalla porchetta alla finocchiona. Chiaramente un buon Chianti non poteva mancare. Il tempo però decide di serbarci un brutto tiro e quelle rade goccioline diventano sempre più fitte così la famiglia dei Teletubbies si ingrandisce!
Per l’ora di pranzo siamo davvero sazi e decidiamo di salutare tutti e di rincasare per riposare un po’. Maria ha qualche linea di febbre ed è meglio che riposi un pochino, mentre io e mio fratello gironzoliamo un po’ per i dintorni.
Nel pomeriggio il tempo migliora notevolmente ma ci intratteniamo comunque perché riceviamo una visita di un’amica e della sua famiglia e quando decidono di rincasare ci rendiamo conto che né io né la mia dolce compagna abbiamo una gran voglia di rimontare in sella, seppur per pochi minuti di strada, e cenare al Trebbio, così chiediamo ai gestori del BºB se ci possono preparare qualcosa. Una delle decisioni migliori che abbiamo mai preso. Anche se con pochissimo tempo a disposizione, il signor Alberto è partito per fare la spesa nell’orto e in meno di un’oretta ha preparato insieme alla sua Signora, una cenetta davvero luculliana in stile toscano.
Al mattino ci svegliamo puntuali, carichiamo i nostri cavalli d’acciaio e ci dirigiamo al Trebbio per salutare gli amici che ci hanno ospitato e coi quali abbiamo passato delle bellissime giornate e poi ci mettiamo in viaggio. Marciamo tranquillamente, stando attenti agli autovelox, e ci dirigiamo verso il Mugello. Nella zona di Barberino veniamo però assaliti da una insana “febbre da Passo” e visto che davanti a noi c’era uno dei più celebri passi dell’Appennino, non abbiamo potuto resistere e, ignorando completamente quei cartelli verdi che indicano una strada dritta e noiosa, abbiamo seguito quelli che invece ci hanno portato al Passo della Futa e poi a quello della Raticosa. Non si hanno sicuramente i numero dello Stelvio, ma si può godere di bellissimi panorami, di curve divertenti e asfalto in buone condizioni. Insomma, per un motociclista è un paradiso, infatti il numero dei centauri presenti aumenta notevolmente. La cosa curiosa è che in vetta alla Raticosa si è formato come un raduno di motociclisti che evidentemente erano abbastanza fiaccati dalla guida di certe cagariso pluricilindriche e necessitavano obbligatoriamente di una sosta. Noi, in sella a comode e instancabili Guzzi, li abbiamo guardati, abbiamo sorriso e siamo passati via come una lieve brezza mattutina, perché la nostra sosta sarà più avanti, alla Piola delle Ortiche a Modena, una pausa ben più rifocillante e appagante di un semplice tirare il fiato dopo una salita in moto!

Marco

GRAZIE MAMMA CHE MI HAI FATTO GUZZISTA!
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